Pensieri e parole di una pedagogista: inserimento al nido e alla scuola d’infanzia. Relazioni ed emozioni

Il periodo dell’inserimento è quella porzione di tempo necessaria al bambino, all’educatore e al genitore per conoscersi. Varcare la soglia di un ingresso ed entrare a far parte di un nuovo contesto non è affatto banale.

Le emozioni coinvolte sono davvero tante e riguardano i 3 attori. In gioco vi sono paure e dubbi che non vanno mai sottovalutati. L’inserimento può essere interpretato come una nascita: la nascita di una catena di relazioni. Esattamente come quando nasce un bimbo: la mamma si occupa del piccino e il papa della neomamma. Così è nelle primissime fasi dell’inserimento: la mamma si occupa del bimbo e l’educatore sostiene il nuovo genitore.

Ma analizziamo insieme: il genitore (figura privilegiata) decide di inserire il suo piccino in un contesto gruppale (nido o materna)… dimensione assai diversa dal contesto domestico. L’educatore accoglie il nuovo genitore e si lascia osservare mentre svolge la sua professione. Il nuovo bimbo viene invitato (e mai costretto) a partecipare alla vita del contesto, curioso ma cauto si avvicina e si lascia avvicinare… ma poi torna dal genitore per un ricarico affettivo.

Spesso non si stacca… Questo di frequente accade dopo i primi due giorni, come se, nonostante l’iniziale familiarità con l’ambiente, venisse avvertito un imminente pericolo. Ma questa sensazione perché nasce? E in chi? Bimbo o genitore? Intanto i giorni trascorrono. Tanti i giorni, una settimana, due settimane, se necessario anche di più. Stessa ora, stesse esperienze, ma diverse emozioni. Un crescendo direi.

L’educatore illustra, spiega, va anche nel dettaglio, aiuta a comprendere il perché di alcune dinamiche. Il nuovo bimbo, intanto, sempre cauto, si muove nell’ambiente: scopre, prova, assaggia e si gira alla ricerca del genitore. Ne ricerca lo sguardo quasi a dire: Che dici? Vado? Provo?

Il bambino chiede il permesso di andare, di staccarsi, di lasciarsi coinvolgere dal nuovo contesto. Che nonostante non sappia di mamma ha comunque un buon sapore, è attraente. E’ proprio di questo che il nuovo bambino ha bisogno: del permesso del genitore. Questo permesso è trasmesso in modo silente. Certo, lo sguardo, gli atteggiamenti, le parole spingono il piccolo verso la nuova avventura. Ma il permesso è una condizione interiore, maturata nel genitore che ha deciso l’inserimento. E’ un’intenzione pedagogica sostenuta dalla fiducia accordata all’educatore, a cui ci si affida.

Educatore, genitore, bambino: una catena di relazioni e di emozioni.
Un abbraccio a tutti coloro, grandi e piccini, che stanno vivendo questa esperienza.

di Patrizia Baldrighi – Pedagogista

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