Obesity Day: cosa devono mangiare i bambini?

Pochi sanno che giovedì 10 ottobre è la Giornata nazionale di sensibilizzazione nei confronti dell’Obesità, chiamata Obesity Day. Da più di una decina d’anni infatti in diverse città italiane, si cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso consulenze gratuite che hanno l’obiettivo di orientare in modo più opportuno l’attenzione dei mass-media e delle persone ad una visione più salutistica dello stile di vita.

Il progetto Okkio alla Salute, portato avanti a livello nazionale e sub-nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità, parla chiaro. Benché il numero dei bambini obesi sia sceso negli anni le percentuali rimangono ancora significative (21% di bambini in sovrappeso e circa il 10% di bambini obesi).

Per affrontare questa importante tematica rispondiamo subito ad alcune domande:

Ma come si nutrono i bambini del nostro Paese?

Sebbene l’obesità infantile abbia una genesi multifattoriale, la causa principale è che i bambini mangiano più di quello che consumano. Diversi studi condotti sul territorio mostrano che la condizione di sovrappeso e nei casi peggiori di obesità sono correlate sia allo stile di vita dell’età giovanile (8-9 anni), sia alle abitudini a tavola ed alla pratica dell’attività sportiva. All’interno di un contesto molto più ampio che include diversi stati europei (iniziativa Oms “European Childhood Obesity Surveillance Initiative”), l’Italia è fra i Paesi più educati dal punto di vista alimentare. Numerose campagne di sensibilizzazione e progetti scolastici hanno aumentato la consapevolezza del problema, diminuendo la sedentarietà e favorendo corrette abitudini alimentari.

Cosa devono mangiare i bambini?

Persistenti offerte di cibo da parte di genitori e parenti, preoccupati che i bambini mangiano poco e la ripetuta richiesta di alimenti più palatabili sono fra le principali ragioni di sovrastima delle porzioni e quindi di aumento di peso. L’interesse per una corretta alimentazione dovrebbe iniziare già dalla gravidanza (nutrizione della mamma), continuare con lo svezzamento e con l’alimentazione nei primi anni di vita. E’ più opportuno agire esclusivamente con azioni di educazione alimentare piuttosto che delle vere e proprie diete dimagranti, controproducenti e pericolose nelle fasi di crescita.

Di seguito i consigli da seguire per guidare il proprio figlio nelle scelte alimentari utili a porre le basi corrette per la vita futura:

  • ripartire la giornata alimentare in 5 pasti (colazione, pranzo, cena e due spuntini)
  • preparare merende a base di yogurt bianco con l’aggiunta di frutta fresca o pane tostato con la marmellata o succo di frutta diluito o gelato alla frutta
  • inserire al pranzo e alla cena un contorno a base di verdura cruda o cotta
  • alternare, nell’arco della settimana, i secondi piatti, in questo modo: 2-3 volte la carne, 2-3 volte il pesce, 2 volte i legumi, 2 volte il formaggio, 1- 2 volte il prosciutto o la bresaola,1-2 volte l’uovo
  • bere acqua ed evitare le bevande dolci gassate
  • leggere attentamente le etichette nutrizionali

Realtà o fantascienza?

Il sovrappeso non scompare con il passare degli anni: queste sono le conclusioni di un recente lavoro scientifico condotto dall’Università di Lipsia. Gli scienziati hanno registrato differenti misure, tra queste l’altezza, il peso ed altri dati antropometrici, concludendo al termine dello studio che i bambini normopeso si mantenevano tali anche all’inizio dell’età adulta, mentre il 50% degli arruolati in sovrappeso in età adulta lo era anche da bambino.

Diverse ricerche scientifiche sono concordi nel dire che la condizione di obesità o sovrappeso sottenda una disbiosi intestinale, ovvero un’alterazione della flora batterica, che porta ad una drastica diminuzione della diversità delle specie microbiche che abitano il nostro tratto gastro-intestinale (microbiota). Il microbiota, soprattutto in tenera età, può essere influenzato da innumerevoli fattori (il genere, l’uso di antibiotici, la modalità di parto, le abitudini alimentari della madre durante la gravidanza ecc) che, di conseguenza, possono compromettere la sua relazione con l’aumento di peso durante la crescita.

Sulla base di questi dati è chiaro come in tenera età sia importante tenere sotto controllo una serie di fattori che potrebbero contribuire a  prevedere l’insorgenza di disturbi correlati al peso in età adolescenziale, che se non modificati potrebbero diventare permanenti in età adulta.

 

di Emanuela Rappazzo

 

Fonti
https://www.obesityday.org
https://www.epicentro.iss.it › okkioallasalute
Acceleration of BMI in Early Childhood and Risk of Sustained Obesity N Engl J Med. 2018 Oct 4;379(14):1303-1312.

 

Lascia un commento

X
X