Mio figlio gioca con le bambole

“Carlo qual’è il tuo colore preferito?” – “Il rosa”  – “Ma no quello è un colore da bambine, scegline un altro!”
“Cosa stai facendo Simone?” – “Mi metto il rossetto” – “Ma tu sei un maschio non si fa!”
“Con cosa giochi Edoardo” –  “Con le bambole” – “Ma è un gioco da femmine quello!”

Quante volte avete vissuto o assistito a scene di questo tipo?
Eppure sappiate che non esistono giochi da femmine o giochi da maschi, ma giochi che stimolano, rafforzano ed attivano parti differenti delle abilità di ogni bambino.

Quindi se un bambino di 1 anno e mezzo prende il pennello per mettersi il fard della mamma non starà facendo altro che emulare la figura che si occupa di lui tutti i giorni, così come se decide di passare l’aspirapolvere o spolverare le mensole, imita ciò che vede fare dalla mamma o dalla nonna e si diverte “stando al loro pari”.

Se gioca con le bambole in realtà sta usando uno strumento per drammatizzare le sue emozioni, quindi invece che demonizzarlo osservatelo, sarà affascinante scoprire quello che sta facendo, sta mettendo in scena degli stati d’animo dentro di lui.

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E’ vero è più facile vedere maschietti sfogare nella lotta la loro aggressività più manifesta e fisica, perché è un bisogno tendenzialmente legato alla loro componente ormonale, cioè la necessità di movimento. Mentre nelle bambine è più comune ritrovare il gioco delle bambole in quanto allenano sia un istinto primordiale, quello materno, ma anche un altro aspetto, la capacità di riprodurre quel mondo di relazioni e affetti a cui sono più affini.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quali son i fattori che vengono chiamati in causa nella formazione dell’identità sessuale. C’è da sapere che questo processo è molto lungo ed articolo: “è quel processo nel quale il sesso biologico, i valori culturali e quelli personali annessi alla sessualità influenzano le percezioni di sé e i comportamenti del bambino e, in futuro, dell’adulto; l’individuo prende coscienza dell’identità sessuale tra i 18 mesi e i 3 anni e prosegue attraverso giochi di identificazione con il genitore dello stesso sesso che però, nella tipica dinamica edipica, assume anche il ruolo del “grande rivale”” ( http://www.cpsico.com/identità_sessuale).
Influisce tantissimo il modo con cui i genitori vivono la propria identità di uomini e donne e le loro aspettative nei confronti dei loro bambini.

Quindi cerchiamo di fare attenzione, perché spesso quello che portiamo avanti non è la vera identità di genere di nostro figlio, ma lo stereotipo di mascolinità che noi abbiamo:

“Un maschio non gioca con le bambole, un maschio non si traveste da principessa né si trucca da donna…”.

Ci sono però bambine più combattive di tanti maschi, e maschi più sensibili e delicati di tante bambine, e perché non rispettare la loro predisposizione che nulla ha a che fare con i gusti sessuali che avrà? Inoltre non è detto che questa tendenza non sia altro che una fase legata al momento che sta vivendo.

E’ decisamente più educativo ed utile incoraggiare nei maschi qualità da sempre inibite, come la tenerezza e la sensibilità, la loro libertà nella manifestazione delle emozioni, qualunque esse siano, così che continuino ad esprimerle anche da adulti.

E’ di grande importanza valorizzare nel bambino proprio quelle differenze che rappresentano la sua individualità di persona a prescindere dal sesso, dai pregiudizi di identità di genere, cercando di mettere da parte quelle che sono le aspettative di genitori.

Scritto da: Francesca Posenato

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