Il Cyberbullismo (o Bullismo elettronico)

A seguito dell’emergenza Coronavirus i bambini (anche i più piccoli) hanno cambiato molto le loro abitudini. Sono stati, di fatto, catapultati in questo mondo di computer o tablet e lezioni online.

Il mondo che conoscevano, quello reale e abitudinario scandito dalla scuola/asilo alla mattina e dalle attività extrascolastiche pomeridiane (lezioni di danza, scuola di calcio ecc.) è stato di fatto traslato (ove possibile) in quello informatico/virtuale.

A chi non è capitato di far “vedere” i nonni ai propri figli attraverso l’utilizzo di uno smartphone o di un computer, o di far assistere i figli a una lezione della scuola di danza in diretta organizzata dalla maestra o, per i più grandicelli, di far frequentare lezioni scolastiche online?

Quanto sopra, se per alcuni versi è stato positivo, perché ha mantenuto i bambini in contatto (per quanto possibile) con i propri amici e le proprie attività, dall’altro lato ha inevitabilmente avvicinato anche i più piccoli al mondo virtuale, che spesso nasconde alcuni lati oscuri.

Fin dal principio Internet ha rappresentato un grande progresso tecnologico per l’umanità, aprendo nuove possibilità per tutti noi. C’è tuttavia un’altra faccia della medaglia, che è rappresentata dai rischi legati ad un uso improprio di questo strumento: tra questi il cyberbullismo. Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima e questo elemento ha diverse ricadute, che devono essere prese in considerazione per comprendere a fondo il cyberbullismo.

Con l’avvento dei social network (come Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok) chiunque, dal proprio pc o dal proprio smartphone, ovunque si trovi e in qualsiasi momento, può interagire attivamente.

Proprio come avviene nel mondo reale, anche su internet, quando le parole e i pensieri travalicano la normale continenza, si può correre il rischio di commettere dei reati, anche se spesso la percezione del disvalore della cosa è attenuata.

Il problema principale risiede nel fatto che i giovani internauti, nell’utilizzo dei social network, provano una sorta di tranquillità (quasi una sensazione di impunità) nell’utilizzo del proprio profilo Facebook come lavagna dei loro pensieri e delle loro esternazioni.

Cos’è il Cyberbullismo? Il Cyberbullismo – ossia bullismo online – è un fenomeno che non costituisce di per sé un reato. Più precisamente con il termine Cyberbullismo si indicano quelle forme di violenza messe in atto attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (il fenomeno è maggiormente diffuso sui social network, ma ricorre anche tramite l’utilizzo di Whatsapp, mail, sui forum online, o attraverso le telefonate), che possono degenerare in azioni penalmente rilevanti quali la molestia, la violenza provata, lo stalking, l’istigazione al suicidio ed altre ancora.

In sostanza, a costituire reato sono le condotte attraverso le quali il cyberbullo realizza nocumento alla vittima minore. Il cyberbullismo è purtroppo un fenomeno molto diffuso ed è organicamente trattato dalla legge del 29.05.2017 n. 71 recante “disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

La legge si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni. «Per cyberbullismo, recita la legge, si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi  ad  oggetto anche uno o più  componenti della famiglia del  minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un  minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo». In estrema sintesi, è cyberbullismo ogni abuso della rete compiuto in danno di minori.

Ma chi è il tipico cyberbullo? Ovvero colui che fa uso degli strumenti tecnologici per molestare e aggredire i propri coetanei e/o compagni di scuola? Una volta, quando le generazioni non erano digitalizzate, il bullo era solitamente il ragazzino più grosso, più forte, magari anche il più maleducato della classe, il più ribelle, quello che il più delle volte era un ripetente e quasi sempre un individuo dalla non proprio brillante intelligenza.

Le cose, oggi, sono alquanto cambiate e, se è rimasta comunque ferma e inalterata la vigliaccheria di fondo di chi si accanisce contro i più deboli, oggi il bullo su internet è radicalmente diverso.

Dalla cronaca giudiziaria si vede che oggi il cyberbullo ha un’età compresa tra i 10 e i 16 anni, un’immagine da bravo studente, una competenza informatica superiore alla media, e, dato sempre ricorrente, un’incapacità a valutare la gravità delle sue azioni compiute online. Il cyberbullo è colui che usa internet per realizzare quello che magari non riesce a fare nella vita reale, quello che non ha il coraggio di fare nel cortile della scuola.

Il quadro cambia notevolmente con l’avanzare dell’età dei cyberbulli: i comportamenti diventano più articolati, più vessatori, più simili a maltrattamenti ripetuti e ricorrono in sostanza i tipici connotati del bullismo reale.

La legge 29.05.2017 n.71, non ha previsto sanzioni penali a carico di chi sbaglia, in quanto di questo si occupa il codice penale ma, sempre nell’ottica educativa, ha previsto che il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo, oltre ad informare tempestivamente i soggetti esercenti la responsabilità genitoriale, possa attivare adeguate azioni di carattere educativo, infliggendo eventuali sanzioni disciplinari.

Inoltre, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia, e quindi prima o in alternativa all’intervento della Magistratura, è applicabile la procedura di ammonimento, che prevede la convocazione da parte del questore del minore (responsabile di atti di cyberbullismo) unitamente alla persona esercente la responsabilità genitoriale.

È indubbio il ruolo centrale della Scuola nella formazione dei ragazzi e, proprio per questo, la legge n.71 del 2017 ha stabilito che, a cadenza triennale, il MIUR debba dettare delle linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo e che queste debbano essere osservate dalla Scuola.

D’altronde in questo senso già si era orientata la legge n. 107 del 2015 (cd. Legge “Buona scuola”) che aveva introdotto, tra gli obiettivi formativi prioritari, lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, finalizzato anche ad un utilizzo critico e consapevole dei social network e dei social media.

Oggi i ragazzi devono essere sensibilizzati ad un uso responsabile della Rete e resi capaci di gestire le relazioni digitali in agorà non protette.

Nel quadro delineato dalla legge n. 71 del 2017 risulta centrale la figura del docente referente, che diventa l’interfaccia con le forze di Polizia, con i servizi minorili dell’amministrazione della giustizia, con le associazioni ed i centri di aggregazione giovanile. Il referente è chiamato, assieme agli organi sopra citati a promuovere, incontri formativi al fine di far comprendere al meglio l’importanza di un uso responsabile di internet.

Cosa può far il genitore di una vittima di cyberbullismo? Fermo restando la possibilità per il genitore di un minore vittima di cyberbullismo di proporre querela alle autorità competenti, la legge n.71 del 2017 prevede per il genitore e/o per il minore ultraquattordicenne la possibilità di inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore diffuso nella rete internet.

Nelle more della presa in carico da parte del titolare del trattamento o del gestore del sito internet, l’interessato può rivolgere analoga richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali.

Alcune informazioni utili ai genitori possono essere trovate sul sito del telefono Azzurro alla sezione cyberullismo e sul sito della Polizia Postale nella voce approfondimenti cyberbullismo sul sito: www.commissariatodips.it.

L’allarme provocato dal fenomeno, particolarmente odioso per le modalità con cui miete le proprie vittime, ha portato ad un’attenzione specifica da parte non solo delle forze di Polizia, ma anche della Magistratura, che più di una volta è stata chiamata a giudicare soggetti minorenni che, a vario titolo, si sono resi responsabili di comportamenti che, nei casi più estremi, hanno anche portato alla morte della vittima.

Sono infatti numerosi i casi di cronaca, recente e recentissima, relativi a suicidi di minorenni, subdolamente indotti al gesto estremo da angherie di ogni tipo. Costituisce esempio di cyberbullismo la creazione da parte di alcuni compagni (cyberbulli) di un gruppo Whatsapp in cui si offende o si deride sistematicamente un compagno.

Merita di essere ricordata la recente introduzione all’interno del codice penale dell’art. 612-ter c.p. che punisce il cosiddetto revenge porn, che consiste nell’uso distorto di immagini o video privati, a sfondo sessuale, che vengono diffusi sui social network o sul web a scopi vendicativi e senza il consenso della persona ritratta.

Gli esempi di cyberbullismo sono molteplici proprio perché diverse sono le condotte attraverso le quali si può realizzare. Oggi l’uso di Internet e dei social network è ormai una costante nella crescita dei bambini prima e dei ragazzi dopo.

Ciò che bisogna insegnare ai nostri bambini è l’uso consapevole e responsabile di questi strumenti tecnologici e, se la sola minaccia della sanzione non è sufficiente ad arginare il fenomeno, c’è da sperare che le misure educative-preventive introdotte dalla legge possano avere successo, in quanto la devianza è spesso frutto di ignoranza.

La scuola, che indubbiamente rappresenta il luogo dove i ragazzi spendono maggiormente il loro tempo, diventa uno dei soggetti fondamentali nella promozione di interventi di natura educativa e di prevenzione.

Sarà cura del dirigente scolastico assicurare la massima informazione alle famiglie di tutte le attività e iniziative intraprese, anche attraverso una sezione dedicata sul sito web della scuola.

 

Avv. Chiara Sciacchitano

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