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Come parli a tuo figlio? Portiamo consapevolezza nella potenza del linguaggio

Vedo costantemente genitori, me compresa, che ci si preoccupa di curare ferite “visibili”, il bimbo si fa male, cade e si sbuccia un ginocchio, ha la febbre, la tosse o altro e interveniamo a cercare qualche “rimedio”! Giustamente è ciò che si fa…è un rimediare a ciò che è appena successo. Siamo abituati a intervenire quasi sempre dopo, per necessità o l’urgenza del momento e solitamente lo si fa quando il disagio è evidente, cioè “visibile”.

Ma esistono ferite molto più profonde che vengono ignorate, sono quelle “Invisibili” create da emozioni bloccate, da disagi non manifestati, dai silenzi che nascondono rassegnazione, e altro ancora.

Queste ferite, inizialmente “non fisiche” possono poi sfociare in “fisiche”, quando vi è sotto un’emozione “cristallizzata”, sono emozioni provocate talvolta da parole ricevute a cui non si è saputo rispondere o esternare dandogli voce, sono percepiti estrapolati da parole interpretate.

Esistono parole non dette, ed esistono parole dettate dalla paura, da emozioni mal gestite inconsapevolmente.

Mio ruolo come mamma, come donna, come professionista è quello di aiutare ad acquisire la consapevolezza in primis sul monologo interno della nostra mente, e di conseguenza sulla base della mappa che ci creiamo del mondo, che ci farà interagire poi con gli altri.

Questo è il primo articolo di una serie, con We Love Moms, i prossimi saranno anche in base alle vostre richieste, con l’obiettivo di riuscire insieme a porci piccole riflessioni, ma fondamentali per la matrice caratteriale dei nostri bambini.

In questo vedremo un esempio di linguaggio fra coniugi separati, estratto dal mio libro “Crescere Insieme a tuo figlio”.

A tal proposito, vorrei far notare quanto sia fondamentale ogni singola parola, sono addirittura le virgole che possono cambiare completamente senso di un discorso, del suo significato, dell’intenzione e quindi generare un certo tipo di livello di comunicazione. Prendiamo ad esempio, il titolo del libro, la semplice parola “Insieme” cambia completamente la prospettiva e l’approccio, in questo caso la crescita con i nostri figli sarà congiunta, noi non siamo i loro “maestri”, esiste una sinergia evolutiva che procede congiuntamente. Altrimenti il titolo sarebbe stato “Crescere tuo figlio” partendo dal presupposto che solo noi abbiamo da insegnare qualcosa a loro, ma questa è un’altra prospettiva, che non è la mia. Crescere tuo figlio porta a cercare “fuori” strategie di varia natura, per esempio “la gestione” di eventuali capricci, crescere “insieme” a tuo figlio, invece, parte dal presupposto, che le risposte le trovo “dentro” di me, e che andrò a scoprire, in relazione a ciò che mio figlio mi farà risuonare. Da questa prospettiva per mio figlio, sarò un riferimento di onestà nell’esplorare nuove parti di me, liberando così lui da certi automatismi.

Quante volte ad esempio ci lamentiamo perché nostro figlio fa qualche capricci? La domanda che pongo in onestà è “Quali capricci stiamo facendo noi?”

Sicuramente cambiano le modalità, cambiano le situazioni, troveremo giustificazioni, ma onestamente ne facciamo di capricci? Forse per noi saranno giustificati, per infiniti motivi, avranno un senso, ma per nostro figlio i suoi potrebbero avere un senso?

Torniamo al caso degli errori di comunicazione fra i coniugi separati, intanto quale intensità emozionale e disagio ci fa comunicare con una certa modalità?

Chiaramente ci possono essere rancori, dissapori, rabbie, frustrazioni, cambiamenti non voluti, quindi vissuti passivamente, oppure desiderio verso una “nuova vita” con spinta adrenalinica ed euforica. Ma in tutto questo il bambino cosa e come vive la nuova situazione?

La sua presenza ci limita nelle scelte? Ci preoccupa il suo benessere? ci dà nuova forza? Ci crea sensi di colpa e senso di fallimento?

Nella nuova vita dei genitori, il bambino che posto ha?

Spesso ci dimentichiamo, che se anche l’amore finisce o si trasforma, il figlio è stato comunque il frutto di un amore esistito e sarebbe buono ricordarlo.

Spesso i genitori affermano cose inconsapevolmente sia positive che negative, frasi apparentemente di poca importanza, a volte dettate da “un momento” di disapprovazione, ma potenti per i figli, frasi che rimarranno impresse nella memoria. Frasi che con onestà un giorno, da adulti occorrerà andare a sanare. Perché da figli sicuramente di questo ce ne ricordiamo in relazione al rapporto con i nostri genitori, e così se ne ricorderanno anche i nostri figli.

Nel momento i cui i figli ci sentono dare segni di riconoscenza verso l’altro genitore, possono rilassarsi, non sono costretti a essere migliori o diversi dal padre o dalla madre. Non devono fare una scelta.

Mi ricordo con grande dolore, quando di fronte a certi miei comportamenti, sentirmi dire” mi ricordi tuo padre, sei uguale a lui” …in segno di disprezzo! oppure “quando ti comporti così mi sembri tua madre ”.

Tutto questo mi creava una ferita profonda, “Io sono io, non sono né mia mamma né mio padre, e anche se questa parte di me te la ricorda, stai disprezzando lei/lui in me. Stai vedendo questo e non l’intero. L’intero sono Io”.

Chi ha problemi con quella parte evidentemente non ha risolto quelle parti di sé che creano disagio, ma fintanto che non si risolveranno continueranno a mostrarsi. Anche se l’amore “si trasforma”, il figlio è stato comunque il frutto di un amore esistito, sarebbe buono ricordarlo, in questo modo portiamo rispetto all’altro genitore che hai amato, portiamo rispetto a nostro figlio e onoriamo tutte le sue parti.

Prova a recitare il mantra

” Io rispetto tuo padre in te”

” Io rispetto tua madre in te”

Ora senti come ti risuona!! Che emozione ti ha mosso?

Se ti va ne parliamo, perché ricorda, se fai fatica a dirlo, se ti crea qualche disagio, ciò creerà un imprinting sul carattere di tuo figlio, oggi forse “invisibile” ma molto profondo.

a cura di Simona Muratori

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