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MONTESSORI: una moda?…o qualcosa di “diverso”?

Negli ultimi anni l’approccio montessoriano si sta sviluppando in modo capillare.

Sarà stato l’effetto “principino George in un asilo montessori” oppure davvero le persone hanno capito la valenza del metodo? Poco importa.

L’aspetto fondamentale è che ancora oggi si possa dare il giusto spazio ad una donna rivoluzionaria vissuta tra l’800 e il ‘900, Maria Montessori.

Medico psichiatra (una tra le prime donne laureate), definisce il suo approccio “non un metodo, né una filosofia, ma qualcosa di molto più grande di tutto ciò…una missione”. I suoi studi hanno dato luce al bambino e allo sviluppo della personalità umana.

Leggendo infatti gli ultimi suoi lavori si comprende come, partendo dal bambino, ha analizzato l’Uomo nel suo complesso.

Traduce bene il pensiero montessoriano la Dott.ssa Balsamo (pediatra montessoriana): “guardate il bambino se volete capire chi siete”. Essere montessoriani non è un’etichetta ma un atteggiamento interiore.

Cerchiamo quindi di entrare nel vivo della proposta montessoriana e capire per bene di che cosa si tratti.

a) Montessori è un progetto di educazione indiretta ovvero di aiuto all’autoeducazione. La Dottoressa, sicuramente utilizzando i propri studi in medicina, ha osservato in maniera scientifica gli aspetti evolutivi e biologici dello sviluppo del bambino. Dice infatti: “il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è una esaltazione fuori misura dell’infanzia, è una grande verità”.
La differenza principale rispetto ad altri approcci educativi è che il montessori attua un’educazione, intesa nel suo significato etimologico, e-duco, ovvero “tirare fuori”.

In altri metodi l’obiettivo principale è quello di insegnare ai bambini (colmare la loro non conoscenza grazie alla trasmissione di nozioni) nell’educazione montessori si punta invece sulle capacità innate che il bambino possiede e, attraverso una sua osservazione continua e rispettosa, si cerca di fargli fare esperienze concrete in modo tale che egli stesso possa potenziare il proprio sapere. L’interesse diventa la spinta per l’apprendimento.

b) Un altro concetto chiave montessoriano è quello della libertàlibertà di scelta. Si narra che una signora, in visita in una scuola montessori, abbia chiesto ad un bambino: “In questo posto fate tutto quello che volete?” ed il bambino le abbia risposto: “Noi non facciamo quello che vogliamo, vogliamo quello che facciamo”. Con questo racconto Montessori chiarisce bene il concetto di libertà. Sottolinea la differenza tra fare ciò che a uno piace e amare ciò che uno fa. L’arrivare ad amare ciò che uno fa è permesso grazie ad un buon livello di autodisciplina che ogni bambino matura operando in un contesto ordinato ed adeguatamente preparato che risponda ai propri bisogni di esplorare (la Dottoressa parla di “vagabondaggio esplorativo”).

c) L’aiuto all’indipendenza è un’altra pietra miliare.
“Aiutami a fare da solo” è sicuramente tra gli aforismi più utilizzati per sintetizzare il metodo. Seguendo questo invito, cambia il ruolo dell’adulto, il quale non deve più cercare di sostituirsi al bambino per evitare che questo sbagli oppure per accelerare la buona riuscita dell’attività (si pensi ad esempio al momento del vestirsi o del mangiare o anche nello svolgimento di qualche gioco), ma bensì deve lasciarlo libero di mettersi alla prova. Illuminante la frase della Montessori: “un aiuto non dovuto è un ostacolo allo sviluppo”. L’adulto quindi, genitore o insegnante che sia, deve imparare ad osservare a distanza il bambino, intervenendo il meno possibile.

d) Un’altra caratteristica dell’approccio è quello di garantire il rispetto dei tempi individuali di ogni bambino. Si evita di standardizzare l’offerta educativa cercando il più possibile di proporre attività che maggiormente siano inclini agli interessi del singolo bambino (considerato in forma olistica di corpo, mente ed anima).

e) Infine, altri due aspetti peculiari riguardano la predisposizione di un ambiente preparato e l’utilizzo di materiale scientifico.
L’ambiente montessori deve essere “provocatore” di attività vitali per il bambino, in grado di soddisfare le proprie necessità di sviluppo secondo lo specifico modo di agire, di pensare, di essere. L’ambiente deve essere: proporzionato all’età del bambino (si pensi ad esempio alle seggioline o ai tavoli su misura, e così via.); limitato, altrimenti si rischia di creare confusione nel bambino; ordinato, “ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa” (un ordine esterno che favorisca un ordine interno per il bambino, dove il termine “ordine” viene inteso come bussola/orientamento); lavabile e bello, infatti la pulizia, la bellezza, la luce rappresentano uno stimolo all’azione, all’osservazione; organizzato in modo funzionale e differenziato, per consentire al bambino non solo la libertà di scelta ma anche tempi di lavoro del tutto personalizzati, in modo da favorire la curiosità, il gusto della scoperta, l’interesse; sicuro, cioè senza pericoli per favorire l’attività autonoma in riferimento all’acquisizione di un maggior grado di indipendenza.

Il materiale Montessori è definito scientifico in quanto viene offerto al bambino tenendo presente il suo sviluppo mentale. Inoltre la scientificità del materiale si ritrova sia nel modo in cui questo viene presentato sia nella sua esattezza e fondatezza sull’osservazione. Esso è finalizzato specialmente allo sviluppo dei sensi, che si è dimostrato, insieme al movimento, facilitino l’intelligenza e la coscienza. Nella costruzione del proprio materiale, Maria Montessori ha preso spunto dagli studi precedentemente svolti da Itard e Séguin.
Il materiale Montessori non può essere definito didattico, non ha l’obiettivo di spiegare un concetto, ma fornisce al bambino l’opportunità di scoprirlo grazie alla manipolazione (la Montessori direbbe: “se faccio capisco”).

Come per l’ambiente anche il materiale scientifico presenta alcune caratteristiche imprescindibili.

Esso infatti deve: essere chiaro ed esatto; presente in un’unica copia (si deve evitare che scaturisca una competizione diretta tra i bambini che utilizzano lo stesso materiale. Anzi è importante che i bambini imparino ad aspettare il proprio turno per utilizzare un materiale già adoperato da un altro compagno); presentare una qualità alla volta (dare “l’alfabeto dell’esplorazione”); garantire l’autocorrezione dell’errore e l’autovalutazione; essere semplice (non ci devono essere troppe suggestioni, ma si deve far concentrare l’attenzione su una qualità alla volta); essere esteticamente invitante (la Montessori parla della “voce delle cose”); evidenziare bene il contrasto (esistono sempre due estremi da opporre); permettere un utilizzo polivalente (inteso come livello di difficoltà e diversi fini perseguibili); essere usato in modo autonomo; permettere la ripetizione spontanea; garantire l’astrazione materializzata (creare dei giudizi di classificazione, che altro non sono che dei veri e propri procedimenti logico-matematici, grazie all’utilizzo dei sensi e delle mani, per riuscire a fare chiarezza su pochi concetti, rispetto alla moltitudine di immagini ai cui il bambino risulta essere soggetto. In questo modo il bambino sarà in grado di riconoscere i colori, di stabilire quali tra gli oggetti sia il più grande, il più fino, il più alto oppure quali oggetti siano tra loro uguali.

Si riescono quindi a comprendere concetti astratti quali la grandezza, la quantità, il colore e così via).

Montessori è tutto questo ma in realtà molto di più!

Si spera che con i prossimi articoli e con la relativa rubrica si riesca ad approfondire meglio i vari aspetti ed entrare più nello specifico di molti argomenti.
Mi piace lasciare con quest’ultima immagine e suggerimento che la Montessori propone a tutti noi sul bambino: “il bambino è la più grande e confortante meraviglia della natura. Costruttore di intelligenza, essere che lavora dentro di lui. Gli adulti, di fatto, possono soltanto aiutare un’opera già compiuta”.

Elisabetta Arato

BIBLIOGRAFIA citata e/o consultata:
Balsamo, E., (2010), Libertà e amore, Torino, Il leone verde.
Honnegger Fresco, G., (2000), Montessori perché no?, Milano, FrancoAngeli
Montessori, M., (1950), Il segreto dell’infanzia, Roma, Garzanti.
Montessori, M., (1952), La mente del bambino, Roma, Garzanti.
Montessori, M., (1956), Il bambino in famiglia, Roma, Garzanti.
Montessori, M., (2000), L’autoeducazione, Milano, Garzanti.

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