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I disturbi alimentari e la gravidanza: un nido per due

Ma come. Sembrava tutto passato, tutto “risolto”.

E invece, accanto allo stupore e alla gioia che porta con sé quel test positivo tra le mani, ecco riemergere lei, la paura del proprio corpo, di perderne il controllo. Di vederlo ammorbidirsi, arrotondarsi. E di nuovo, accanto a questo, il desiderio di fare qualsiasi cosa affinché il bimbo cresca sano e bene, con tutte le sostanze di cui necessita per accrescersi in modo corretto. E ancora, la paura di non sapere leggere i segnali del proprio corpo e, soprattutto, quelli del bimbo. Insomma, un vortice. Un vortice che conosce bene chi ha alle spalle un disturbo del comportamento alimentare, che negli anni ha guardato in faccia, ha imparato a conoscere e a gestire fino ad “addormentarlo”.

Sono moltissime le ragazze che, a volte non senza percorsi davvero dolorosi, riescono poi a proseguire nella loro vita tenendo sotto controllo il disturbo che non viene risolto mai del tutto e che rimane una sorta di “tallone d’Achille”, un nucleo di sé un po’ più sensibile che riemerge nei momenti più complessi della vita, quei momenti in cui si ha la percezione di perdere il controllo e di dover “mollare le redini”.

La gravidanza, si sa e ormai fortunatamente si può dire, porta con sé tanti cambiamenti, alcuni splendidi, altri più difficili da affrontare ed accogliere.

A livello fisico, giorno per giorno, ci si trova letteralmente a fare spazio dentro di sé, ad ospitare e a convivere con le forme del corpo che cambiano e si ammorbidiscono e con nuovi bisogni dettati dalla tempesta ormonale.

Quanto è più potente tutto questo per chi ha alle spalle anni di lotta con il cibo e con la propria immagine? E mi sento in dovere di sottolineare che se da un lato c’è molta attenzione al delicato mondo dei disturbi del comportamento alimentare di adolescenti e giovani donne, per contro, ce n’è molto poco per il loro proseguire come donne adulte e future mamme.

Alcuni studi evidenziano che la maggior parte delle donne con pregresso DCA continui a presentare “sintomi residui”, di per sé insufficienti per fare diagnosi ma spesso strutturati in modo importante nel vissuto, come veri e propri tratti personologici (tra questi la tendenza al perfezionismo, al controllo, la permeabilità dell’immagine corporea a minime modifiche e situazioni stressanti).

E allora attenzione! Come spesso sottolineato in tanti approfondimenti dei professionisti di We Love Moms, che affrontano anche le difficoltà a cui può andare incontro la futura mamma che magari non si legittima ad esternare, non c’è nulla di cui vergognarsi e nulla che renda queste mamme “cattive”mamme!

L’invito quindi è quello di legittimarsi a chiedere sostegno, un duplice sostegno, psicologico e nutrizionale, per non sentirsi “sbagliate” e sole con il proprio bimbo in una pancia che cresce e fa paura.

Un buon aiuto potrà:

  • Sostenere la futura mamma a imparare a vivere il proprio corpo in modo nuovo, come nido all’interno del quale il piccolo comincerà a dare segnali dei suoi bisogni. E’ da qui che nasce la simbiosi, unica ed irripetibile ed è pensando  questo che parlo di “Un nido per due anime”, una che si prepara a venire al mondo e una che si rinnova affrontando le sue paure;
  • Accompagnare ad alimentarsi non per esercitare una forma di volontà sulle proprie forme ma per nutrire il proprio corpo e nutrire il bimbo che accoglie;

 

A cura di Liana Cassone

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