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Donazione sangue neonatale: perché rifletterci

Come anticipato, abbiamo deciso di chiedere ai professionisti della rete di trattare il tema della donazione del sangue neonatale o cordonale, avendo come focus prioritario “fare informazione” fornire il maggior numero di punti di vista supportati da basi scientifiche con l’intento di suscitare nei futuri genitori delle riflessioni che possano servire loro per arrivare a fare una scelta consapevole.

Dopo l’interessantissima intervista al Dott. Imberciadori nell’articolo “Donazione del sangue cordonale”, abbiamo cercato nell’ambito della rete We Love Moms un altro professionista che potesse portare punti di vista e dati per proseguire tutti insieme nella riflessione.

Abbiamo intervistato la Dottoressa Ostetrica Adele Moncagatta, ostetrica libera professionista, per provare a comprendere quali aspetti tocchi la donazione del sangue cordonale o sangue neonatale.

Le abbiamo chiesto innanzitutto perché è più corretto chiamarlo sangue neonatale?

Si chiama sangue neonatale perché è a tutti gli effetti sangue cioè patrimonio del neo-nato, di cui egli può beneficiare subito dopo la nascita con riscontri importanti”

Quali sono gli aspetti più importanti da prendere in considerazione e di cui i futuri genitori dovrebbero essere informati parlando di donazione del sangue neonatale? 

“Sono diversi. Potremmo sintetizzarli così: fisiologico, di efficacia, emotivo ed etico. Personalmente, in qualità di ostetrica, lavoro sempre sulla scelta informata, libera e consapevole e lascio che siano le coppie a decidere cosa sia meglio per loro.”

Può parlarci in breve dei singoli aspetti che ha elencato?

Aspetto fisiologico

La mia riflessione parte da uno dei principi base della medicina: Primum non nŏcēre (per prima cosa non nuocere) che tradotto in termini medico-assistenziale vuol dire scegliere come alternativa quella che determina un minor danno al paziente (in questo caso il neonato) privilegiando il trattamento con minor controindicazioni; Per poter procedere alla raccolta del sangue neonatale occorre procedere al clampaggio del cordone entro 30 secondi dalla nascita del bambino; questo per consentire una raccolta ottimale sia in termini di qualità che di volume del sangue raccolto. (fonte G. Volpe, G. Miscio e altri, Impatto dei fattori ostetrici sulla donazione del sangue cordonale: due anni di attività , Giorn. It. Ost. Gin. Vol. XXXIV – n. 4, Luglio-Agosto 2012; Corosu R. e Meschini E., Outcome materno e neonatale nel timing del clampaggio cordonale”)

Vanno d’altra parte ricordate le raccomandazioni dell’OMS che sostengono l’importanza di un clampaggio tardivo del cordone ombelicale (non prima di 1-3 minuti) e delle più recenti linea guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence), che raccomandano il taglio ottimale non prima dei 5 minuti. (fonte NICE, Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth , maggio 2014).”

Personalmente ho da poco assistito ad una nascita a seguito della quale ho visto il cordone, non campato, pulsare per 50 minuti. E questo mi ha fatto molto riflettere. Penso ad esempio al vantaggio che può avere avuto questo neo-nato, appena uscito dal ventre materno, godendo di una doppia fonte di ossigenazione, potendo iniziare i primi scambi respiratori sentendosi supportato ancora dalla respirazione placentare.

Aspetto emotivo

Clampare tardivamente il cordone significa rispettare i tempi del bambino. La nascita rappresenta per il bambino una serie di “tagli” di separazioni: siamo davvero sicuri che sia proficuo per il bambino un ennesimo “taglio” con il clampaggio veloce del cordone o non sia forse meglio lasciargli il suo tempo nella separazione dalla sua placenta consentendogli di conservare la sua “integrità”?

Aspetto etico

Qui si apre un capitolo ancora più delicato perché entriamo nel tema del libero arbitrio e della disposizione arbitraria di cose altrui: nello specifico del sangue neonatale da parte dei genitori che ne dispongono senza consultare il legittimo proprietario.

Non è possibile naturalmente consultare il bambino e non lo è nemmeno sapere a priori quanto un cordone pulserà. La domanda qui diventa: con quale diritto decidiamo di interferire in un processo fisiologico?

E’ vero che la raccolta di sangue neonatale a livello di comunità può essere importante perché quel sangue può rivelarsi prezioso per altri bambini che ne abbiano bisogno ma condivido con voi questa riflessione: quel sangue serve anche al neonato, sono le sue cellule staminali, e anche lui va tutelato. E ancora: quanto la donazione del sangue neonatale viene effettuata per reale generosità e quanto per mancanza di informazione?

Inoltre mi chiedo perché è così scontato donare il sangue cordonale di un neo-nato come routine mentre per un adulto non è altrettanto scontato donare parte del proprio midollo? 

In questi giorni al convegno organizzato per i  30 anni del Mipa un’ostetrica norvegese (Elisabeth Saether) ha esposto un intervento proprio su questo dichiarando che clampando il cordone ombelicale il 30% del sangue non può arrivare al neonato. Agli adulti non è permesso di donare più del 10% del proprio sangue. Com’è possibile che ai neonati venga impedito di ricevere il 30% del loro sangue?! 

Tante domande e tante riflessioni. Come dicevamo in apertura credo che sia fondamentale fare informazione, lasciare che ogni coppia possa fermarsi e porsi delle domande : questo potrà garantire una scelta consapevole, l’unica vera “scelta giusta”.

Aspetto legato alla reale efficacia del prelievo

Un altro aspetto sul quale credo valga la pena riflettere è il seguente: il prelievo è molto complesso e non è garantito che vada a buon fine. Inoltre non è garantito che le cellule prelevate siano sufficienti. Quindi siamo certi dei benefici che vengono meno per neo-nato e non abbiamo alcuna certezza sul fatto che “ne sia valsa la pena”.

Gli standard di qualità, la sicurezza e la logistica sono ancora in fase di implementazione; esistono banche di eccellenza ma anche quelle dove si incorre in errori e perdite di materiale (si pensi al caso della banca cordonale di Sciacca che nel 2013 ha perso 20.000 donazioni)”

Ringraziando Adele Moncagatta per questa carrellata di informazioni, speriamo di aver contribuito alla riflessione che un atto, come quello della donazione del sangue cordonale,  merita a prescindere dalla posizione che si decide di assumere e dalla scelta che ogni coppia deciderà di fare.

scritto da: La redazione di We Love Moms

 

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