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Babywearing

Parliamo di Babywearing in occasione della settimana internazionale dedicata che ricorre dal 2 all’8 ottobre 2017.

A parlarci di babywearing è Giulia Bohrer, consulente e nuovo compenente dello gruppo di lavoro We Love Moms®.

Il babywearing è arte, incontro, relazione, amore, coccola, comodità, un punto di partenza; è  uno strumento utile per chi si cura del bambino come la mamma ma anche il papà, i nonni, le baby sitter.

Uno strumento che ti permette di continuare ad abbracciare il tuo bambino anche mentre cammini, leggi, ti occupi del fratello, ti sposti… un modo per mantenere il contatto in molte situazioni.

Una sicurezza e un filtro per il bambino che così avrà l’opportunità di scoprire il mondo tutelato dalla mamma, dalla certezza di essere nel posto migliore che possa esserci per un neonato: a stretto contatto con chi lo ama.

L’importanza del contatto pelle a pelle per il neonato ormai è riconosciuta da molti studi di psicologia, il contatto è considerato fra i bisogni primari per un bambino, stare stretto a chi lo ama è un nutrimento indispensabile per crescere in salute.

” Essere portati, cullati, essere tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti per i bambini piccoli, indispensabili come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più”

F. Leboyer, “Shantala”

I benefici del portare in fascia sono molti, sarebbe bello sentire per ogni mamma o papà quali sono stati primari per loro.

Indubbiamente la comodità è uno di quelli ma pensiamo anche al potere di termoregolazione che avviene grazie al contatto pelle a pelle, strumento usato nella kangaroo mother care per l’accudimento dei nati prematuri.

Pensiamo inoltre alla produzione di ossitocina per la mamma con aumento della produzione di latte materno, all’effetto calmante per entrambi i soggetti, alla sensazione di sicurezza che prova un neonato nello scoprire il mondo protetto dalla sua mamma, abbracciato in una coccola che riproduca per lui la fase uterina a cui era abituato fino a poco prima.

Nel mondo la maggior parte della popolazione porta per esigenza e tradizione i propri bambini, in molti modi diversi in base alla cultura, alle condizioni climatiche e non solo.

In Europa si sta riscoprendo questo modo antico quanto l’uomo di occuparsi dei propri cuccioli durante gli spostamenti, un arte e uno strumento che vanno di pari passo col modello di accudimento ad alto contatto di cui ora si torna a parlare, in ripresa nelle società occidentali e mai tramontato in molte società tradizionali.

I modi di portare sono molti, fasce lunghe tessute, elastiche, supporti semi strutturati come i mei tai o strutturati come i marsupi erognomici che tanto amano i papà!

Il mercato che non perde un colpo ha individuato il business e prodotto una tale varietà di supporti che per il genitore diventa sempre più difficile districarsi e fare le scelte giuste.

Per questo si sono formate le figure delle consulenti, esperte in materia e quasi sempre fornite di una fascioteca personale per offrire ai genitori la possibilità di vedere, toccare con mano vari tipi di supporti e provarli. Una consulente saprà spiegare come distinguere un buon supporto da uno che non rispetta la fisiologia del bambino nelle sue varie fasi.

Mi si permetta di dire che ogni mamma deve trovare la sua strada.

Nel babywearing come nella maternità ci sono molte vie possibili; ogni donna, ogni nucleo familiare cercherà il suo modo di essere genitore e  portatore, farà delle scelte in base alle proprie attitudini e ai bisogni del proprio bambino; al proprio modo di essere e di curarsi di qualcuno con amore e impegno, che quel qualcuno sia figlio nipote amico, comunque amato.

 

Giulia Bohrer

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